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Strimgiamci a coorte siam pronti alla morte ...o juremos con gloria morir

ne hanno cantano a denti stretti e, alcuni, con le lacrime negli occhi, la canzone delle loro patrie, e hanno portato alla pratica –  sempre entro le regole del gioco – la decisione di difendere “a morte” la propria divisa .

Che cosa si può dire, invece, dell’attuazione della classe politica che, tante volte,  provoca che i cittadini si vergognino del paese che amano.  In tanto assistiamo increduli alla crescita della Germania - dovuta all’integrazione fatta con l’industria delle economie emergenti -  in Francia è stata, da poco, approvata una riforma al sistema pensionistico e Gran Bretagna ha cominciato un  profondo ridimensionamento del settore pubblico, accostato al  trasferimento del personale al settore del turismo e delle attività relazionate con il welfare. Polonia, dal suo canto, ha promosso un dibattito pubblico sulle misure adatte a rafforzare la crescita e svilupare la società da qui l’anno 2030, ben oltre al 2020 come raccomanda l’Unione Europea.

E l’Italia? I diversi governi di centro destra (2001-2006 e dal 2008) e quelli di centrosinistra (1998-2001 e 2006-2008), non hanno potuto mettere in opera  un piano permanente per far diventare al Paese una moderna economia, dove il potere pubblico agisca in forma  forte, fissando regole chiare e imponendo il dovuto rispetto, più al di là delle resistenze corporative che solo difendono i privilegi, e che hanno fatto diventare l’Italia il paese del club degli appalti.  

Il ministro Giulio Tremonti sebbene ha ripreso il tema del «Piano nazionale delle riforme », sul quale auspica non solo il contributo del governo, ma del Parlamento e di tutte le forze sociali, economiche e politiche del Paese, non può smentire che l’esecutivo ha perso qualunque capacità di direzione e di coordinazione, qualunque consapevolezza della quantità e della gravità dei problemi, la pur minima capacità di ascoltare e di rappresentare il Paese, ormai totalmente allo sbando, che di questa forma rischia di subire un danno irreparabile, principalmente sull’immagine stessa della Nazione e su quel poco o tanto che resta del suo rango internazionale. La verità è questa: nessuna soluzione hanno avuto i problemi del terremoto d'Abruzzo e dei rifiuti di Napoli, nonostante gli annunciati miracoli sugli stessi. Gli stimoli alle imprese e ai consumatori non si sono mai verificati, come ha documentato tante volte l'ufficio studi della Confindustria; non c’è stata neanche la riforma della legislazione sul lavoro, e le opere dal 2008 sono diminuite del 8 per cento rispetto l'anno precedente, nel 2009 la diminuzione è stata del 9 per cento e fino adesso, nel 2010, del 7 per cento, prevedendosi un del 10 per l’anno venturo. Quanto all'immenso patrimonio italiano sui beni culturali, basta ricordare che il Ministro Sandro Bondi, dopo il problema di Pompei, ha dichiarato che "una struttura vecchia di duemila anni non poteva che crollare", per capire l’attenzione che il governo del fare ne ha riservato a questo patrimonio.

Chi ha la responsabilità di essere stato eletto dal popolo, lo capisce? Il modo di reclutamento e la scarsa qualità del personale politico dello Stato, di solito privo di vera esperienza e di legami con l’elettorato (ed alcuni di accertata pessima origine); provoca l’assenza di discussione e di decisioni collettive come si evince della mancanza di attività quasi totale del Parlamento a proposito dei temi che non riguardano alle leggi ad personam, e all’opposizione virulenta alla magistratura perché questa, precisamente, si permette di indagare sugli atti di corruzione. La riforma della legge sulla cittadinanza non si tratta dal 16 gennaio 2010 e, nonostante le sentenze dei tribunali, continua discriminando a tante persone.

Ho trovato, però, un tema sul quale quasi tutta la classe politica si è concordato – come dovrebbe concordarsi per fare che il Paese esca di questo sogno, degno dell’evocazione del Principe Salina – palesando totalmente quali sono gli interessi a custodire:

Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi ha proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo cinque anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quel previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. La seduta in cui  si è trattato il tema, ha avuto Presenti 525, Votanti 520. Astenuti 5, maggioranza necessaria 261. Risultato: hanno votato sì 22 deputati, hanno votato no 498 deputati. . La notizia non è stata – quasi - menzionata dai mesi, ma il discorso del deputato Antonio Borghesi (IDV) si può leggere nel link: http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=314&Itemid=35

Fra tanto che cosa hanno fatto i nostri rappresentati degli italiani all’estero: non si sa.

Come si vede alcuni si trovano tra i più grandi fannulloni del Parlamento (Merlo, Ricardo è stato assente nel 70,03 per cento delle sedute, quasi tre volte le assenze di Fabio Porta e quasi il doppio di quelle di Giuseppe Angeli (si veda http://parlamento.openpolis.it/parlamentare/560 ) ma sicuramente il 21 settembre 2010 avrà cantato: “Strimgiamci a coorte, siam pronti alla morte... o juremos con gloria morir” e avrà fatto la più grande forza possibile (come nella mischia rugbistica) in pro di ostacolare il progresso della proposta Borghesi.  

Certamente è arrivata l’ora in cui i politici finiscono di mischiare e confondere il pubblico e il privato, di chiudersi in se stessi, senza connessione nessuna con i settori significativi della società, ascoltando – soltanto – a quei fedeli di obbedienza pronta, cieca e assoluta, respingendo consigli, suggerimenti e proposte di quelli non appartenenti al proprio schiarimento. È arrivata l’ora di dimenticare agli incompetenti, ai procacciatori e agli amici che invece di curriculum vitae hanno prontuario giudiziario, per salvarli dei giudici, e chiamare alla gente competente qualsiasi sia la loro posizione politica, perché non si può già aspettare né un attimo per cominciare la ripresa in tutti i campi, che porte alla salvezza del Paese. .

Horacio Guillen

 

Attività dei parlamentari ellepi nella America Meridionale.

 

PARLAMENTARE

(AMERICA MERIDIONALE)

    

INDICE

ATTIVITÀ 

 

 

VOTI RIBELLI

 

PRESENZE

 

ASSENZE

 

MISSIONI

 

ANGELI  

Giuseppe (FLI)

    

1.96    

109° su 630  

 

     15

 

55.64%

(3859 su 6936)  

 

44.22%

(3067 su 6936) 

 

0.14% 

(10 su 6936)                     

 

MERLO

Ricardo (UDC)

 

0.38       

(522° su 630)                       

 

       1

 

27.03%  (1875 su 6936) 

 

70.23%

(4871 su 6936)

 

2.74% 

(190 su 6936)

 

PORTA

Fabio (PD)

 

0.93         

(369° su 630)

 

      60

 

 

74.54%  

(5170 su 6936) 

 

22.82%

(1583 su 6936)

 

2.64%

(183 su 6936)